ASSEMBLEA PUBBLICA Caso Farmacia Mercoled
CASO FARMACIA:
(IN)SICUREZZA E PRECARIETà NEL "VIRTUOSO" ATENEO DI cATANIA
Mercoledì 17 Dicembre - ore 17.30
aula 75 Monastero dei Benedettini (Facoltà di Lingue)
ASSEMBLEA PUBBLICA
coordina: Maria Merlini (segretaria circolo universitario PRC)
intervengono: nessuno Centineo (segreteria CGIL-Catania), Manuela Coci (coordinamento Precari della Ricerca), arch.Daniele Leonardi (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-CGIL università), Mimmo Scollo (dottorando, collettivo "La Tarantola"-Farmacia)
partecipa: avv.Santi Terranova (legale dei familiari delle vittime del laboratorio di farmacia)
Circolo Rifondazione - Città Futura
(IN)SICUREZZA E PRECARIETà NEL "VIRTUOSO" ATENEO DI cATANIA
Mercoledì 17 Dicembre - ore 17.30
aula 75 Monastero dei Benedettini (Facoltà di Lingue)
ASSEMBLEA PUBBLICA
coordina: Maria Merlini (segretaria circolo universitario PRC)
intervengono: nessuno Centineo (segreteria CGIL-Catania), Manuela Coci (coordinamento Precari della Ricerca), arch.Daniele Leonardi (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-CGIL università), Mimmo Scollo (dottorando, collettivo "La Tarantola"-Farmacia)
partecipa: avv.Santi Terranova (legale dei familiari delle vittime del laboratorio di farmacia)
Circolo Rifondazione - Città Futura
Risposte
shawna;196250:
grazie mille, m era dispiaciuto troppo nn esserci, leggo subito, il video purtroppo nn posso vederlo adesso.:(
non preoccuparti il video rimane on line
grazie mille, m era dispiaciuto troppo nn esserci, leggo subito, il video purtroppo nn posso vederlo adesso.:(
Riporto la cronaca della riunione che è stata appena collocata online da step1. Grazie sempre per l'ospitalità e buona lettura.
Farmacia, rabbia e accuse in assemblea
di Claudia Campese e Federica Motta
[Art. 4959] Farmacia, rabbia e accuse in assemblea - Step1 - Periodico telematico di informazione
Farmacia, rabbia e accuse in assemblea
di Claudia Campese e Federica Motta
[Art. 4959] Farmacia, rabbia e accuse in assemblea - Step1 - Periodico telematico di informazione
STUDENTESSA TdA;196181:
Ragazzi scusate, non sono potuta andare all'assemblea ai benedettini! Qualcuno mi pouò dire cosa si è detto?? Grazie ciaooo
con grandissima sorpresa ho trovato la registrazione video dell'intera assemblea sul sito dei radicali
cliccate qui, io c'ero si sono dette delle cose importantissime anzi s epotete diffondete..
Assemblea pubblica dal titolo: "Caso Farmacia: (in)sicurezza e precarietà nel virtuoso ateneo di Catania" | RadioRadicale.it
shawna;195716:
onestamente nn credo proprio che i nostri problemi oggi nascano dalla volontà di risparmiare.
nn vorrei che la cosa venisse strumentalizzata
Io invece penso proprio che sia così... risparmiare a discapito della nostra salute non certo sulle tasche di certe persone ma anzi per contiunuare a gonfiarle ancora di più... Mi spiace dirlo, è crudele, ma lo penso!!!
Ragazzi scusate, non sono potuta andare all'assemblea ai benedettini! Qualcuno mi pouò dire cosa si è detto?? Grazie ciaooo
onestamente nn credo proprio che i nostri problemi oggi nascano dalla volontà di risparmiare.
nn vorrei che la cosa venisse strumentalizzata
nn vorrei che la cosa venisse strumentalizzata
continua..
Ma tutto questo gli studenti dell’onda catanese l’hanno capito bene, e nelle assemblee studentesche oltre a discutere delle conseguenze della riforma e delle prossime mobilitazioni, si comincia a raccontare di altre situazioni di inaccettabile pericolo, dal dipartimento di ingegneria costruito su fondamenta piene d’acqua, al dipartimento di matematica in cui, probabilmente a causa di cavi e apparecchiature che rilasciano onde elettromagnetiche, l’incidenza di tumori ha raggiunto livelli preoccupanti. E si fa avanti la consapevolezza che, piuttosto che il rettore, la vera “parte offesa” siamo proprio noi, tutti gli studenti, dottorandi, ricercatori precari, lavoratori, docenti non complici, che di questa insicurezza subiamo quotidianamente le conseguenze. Perché quello che , a prima vista, potrebbe apparire come uno scandaloso ma isolato caso di mancanza di rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di studio e di lavoro, purtroppo nasconde molto di più. Rappresenta un triste paradigma non solo delle condizioni di insicurezza, ma delle modalità di governo, dei consolidati sistemi di potere e della mancanza di trasparenza nei nostri atenei. Anche contro questo scenderemo in piazza per lo sciopero generale del 12 dicembre. Maria Merlini Segretaria circolo Universitario PRC - Catania
Ma tutto questo gli studenti dell’onda catanese l’hanno capito bene, e nelle assemblee studentesche oltre a discutere delle conseguenze della riforma e delle prossime mobilitazioni, si comincia a raccontare di altre situazioni di inaccettabile pericolo, dal dipartimento di ingegneria costruito su fondamenta piene d’acqua, al dipartimento di matematica in cui, probabilmente a causa di cavi e apparecchiature che rilasciano onde elettromagnetiche, l’incidenza di tumori ha raggiunto livelli preoccupanti. E si fa avanti la consapevolezza che, piuttosto che il rettore, la vera “parte offesa” siamo proprio noi, tutti gli studenti, dottorandi, ricercatori precari, lavoratori, docenti non complici, che di questa insicurezza subiamo quotidianamente le conseguenze. Perché quello che , a prima vista, potrebbe apparire come uno scandaloso ma isolato caso di mancanza di rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di studio e di lavoro, purtroppo nasconde molto di più. Rappresenta un triste paradigma non solo delle condizioni di insicurezza, ma delle modalità di governo, dei consolidati sistemi di potere e della mancanza di trasparenza nei nostri atenei. Anche contro questo scenderemo in piazza per lo sciopero generale del 12 dicembre. Maria Merlini Segretaria circolo Universitario PRC - Catania
riporto il comuncato stampa
IL LABORATORIO DEI VELENI NEL “VIRTUOSO” ATENEO DI CATANIA
I fatti portati alla luce dall’inchiesta sul “laboratorio della morte” della facoltà di Farmacia di Catania sono ormai tristemente noti: per diversi anni centinaia di studenti, ricercatori e tecnici hanno svolto attività di laboratorio in una struttura priva dei più elementari requisiti di sicurezza, hanno maneggiato senza adeguati impianti di aerazione sostanze altamente tossiche e cancerogene che, invece di essere correttamente smaltite, venivano versate negli scarichi dei lavandini, causando la contaminazione dell’edificio e del suo sottosuolo.
Lo scorso 8 novembre, in seguito ad un esposto anonimo, la Procura di Catania ha effettuato delle analisi e, dopo aver riscontrato valori di Mercurio e Zinco superiori decine di volte ai limiti fissati per i siti industriali, ha disposto il sequestro dell’edificio.
Ma le indagini sono arrivate a una svolta solo in seguito alla denuncia del padre di Emanuele Patanè, un dottorando di ricerca che nel 2003, dopo aver lavorato per tre anni dentro quel laboratorio, è morto a causa di un tumore al polmone. Il padre di Emanuele ha consegnato ai magistrati un memoriale scritto dal ricercatore pochi mesi prima di morire, in cui descrive dettagliatamente le condizioni del laboratorio e racconta di tutti i colleghi che aveva visto morire o ammalarsi a causa delle esalazioni.
Dopo la denuncia del padre di Emanuele altre persone si sono decise a parlare, portando a quindici l’elenco delle vittime già accertate e scoperchiando un vaso di Pandora fatto di paura, connivenza, arroganza ed omertà. I parenti delle vittime, infatti, affermano di non aver parlato prima per paura di mettersi contro i “poteri forti”. Lo stesso Emanuele voleva consegnare il suo racconto ad un avvocato per denunciare quello che accadeva nel “laboratorio dei veleni”, ma, racconta il padre, <>.
Baroni come il docente da cui si vede negare, pur avendone diritto, una borsa post-dottorato: <>.
Baroni come l’allora rettore Ferdinando Latteri, indagato per disastro colposo, attualmente parlamentare del MPA e dunque parte di quella maggioranza di governo che attraverso la riforma e il taglio delle risorse all’università pubblica afferma di voler colpire sprechi, privilegi e baronati.
Baroni come l’attuale rettore Antonio Recca, che si è subito dichiarato “parte offesa” dell’inchiesta, ma che lo scorso aprile aveva del tutto ignorato un documento inviatogli dalla CGIL in cui si denunciavano proprio le condizioni di insicurezza di quel edificio. E che oggi cerca di rassicurare studenti, ricercatori e docenti di Farmacia, dispersi tra decine di edifici per poter continuare le proprie attività, che entro un anno sarà completata una nuova sede. Peccato che la stiano costruendo proprio lì, accanto all’edificio sequestrato, sopra lo stesso terreno argilloso in cui da anni sono imprigionate quelle stesse sostanze tossiche.
Il tutto accade in una Università che, secondo i criteri del Ministro Gelmini, rientra tra gli atenei “virtuosi”.
Una vicenda, dunque, che è anche una dimostrazione di come le disfunzioni dell’università italiana, lungi dall’essere colpite, non possano che essere consolidate da una riforma che prevede, con la trasformazione in fondazioni di diritto privato, la prevalenza su tutto dei criteri di economicità e risparmio (e a cosa può essere dovuta, se non al risparmio, la mancanza di un corretto smaltimento dei rifiuti tossici!); che prevede, con il blocco del turn over nell’assunzione del personale, la permanenza nel limbo della precarietà di migliaia di giovani ricercatori, già adesso senza alcun diritto ed altamente ricattabili; esattamente come Emanuele, che pur consapevole del pericolo che correva lavorando in quel laboratorio non poteva ribellarsi senza compromettere la propria possibilità di carriera.
IL LABORATORIO DEI VELENI NEL “VIRTUOSO” ATENEO DI CATANIA
I fatti portati alla luce dall’inchiesta sul “laboratorio della morte” della facoltà di Farmacia di Catania sono ormai tristemente noti: per diversi anni centinaia di studenti, ricercatori e tecnici hanno svolto attività di laboratorio in una struttura priva dei più elementari requisiti di sicurezza, hanno maneggiato senza adeguati impianti di aerazione sostanze altamente tossiche e cancerogene che, invece di essere correttamente smaltite, venivano versate negli scarichi dei lavandini, causando la contaminazione dell’edificio e del suo sottosuolo.
Lo scorso 8 novembre, in seguito ad un esposto anonimo, la Procura di Catania ha effettuato delle analisi e, dopo aver riscontrato valori di Mercurio e Zinco superiori decine di volte ai limiti fissati per i siti industriali, ha disposto il sequestro dell’edificio.
Ma le indagini sono arrivate a una svolta solo in seguito alla denuncia del padre di Emanuele Patanè, un dottorando di ricerca che nel 2003, dopo aver lavorato per tre anni dentro quel laboratorio, è morto a causa di un tumore al polmone. Il padre di Emanuele ha consegnato ai magistrati un memoriale scritto dal ricercatore pochi mesi prima di morire, in cui descrive dettagliatamente le condizioni del laboratorio e racconta di tutti i colleghi che aveva visto morire o ammalarsi a causa delle esalazioni.
Dopo la denuncia del padre di Emanuele altre persone si sono decise a parlare, portando a quindici l’elenco delle vittime già accertate e scoperchiando un vaso di Pandora fatto di paura, connivenza, arroganza ed omertà. I parenti delle vittime, infatti, affermano di non aver parlato prima per paura di mettersi contro i “poteri forti”. Lo stesso Emanuele voleva consegnare il suo racconto ad un avvocato per denunciare quello che accadeva nel “laboratorio dei veleni”, ma, racconta il padre, <
Baroni come il docente da cui si vede negare, pur avendone diritto, una borsa post-dottorato: <
Baroni come l’allora rettore Ferdinando Latteri, indagato per disastro colposo, attualmente parlamentare del MPA e dunque parte di quella maggioranza di governo che attraverso la riforma e il taglio delle risorse all’università pubblica afferma di voler colpire sprechi, privilegi e baronati.
Baroni come l’attuale rettore Antonio Recca, che si è subito dichiarato “parte offesa” dell’inchiesta, ma che lo scorso aprile aveva del tutto ignorato un documento inviatogli dalla CGIL in cui si denunciavano proprio le condizioni di insicurezza di quel edificio. E che oggi cerca di rassicurare studenti, ricercatori e docenti di Farmacia, dispersi tra decine di edifici per poter continuare le proprie attività, che entro un anno sarà completata una nuova sede. Peccato che la stiano costruendo proprio lì, accanto all’edificio sequestrato, sopra lo stesso terreno argilloso in cui da anni sono imprigionate quelle stesse sostanze tossiche.
Il tutto accade in una Università che, secondo i criteri del Ministro Gelmini, rientra tra gli atenei “virtuosi”.
Una vicenda, dunque, che è anche una dimostrazione di come le disfunzioni dell’università italiana, lungi dall’essere colpite, non possano che essere consolidate da una riforma che prevede, con la trasformazione in fondazioni di diritto privato, la prevalenza su tutto dei criteri di economicità e risparmio (e a cosa può essere dovuta, se non al risparmio, la mancanza di un corretto smaltimento dei rifiuti tossici!); che prevede, con il blocco del turn over nell’assunzione del personale, la permanenza nel limbo della precarietà di migliaia di giovani ricercatori, già adesso senza alcun diritto ed altamente ricattabili; esattamente come Emanuele, che pur consapevole del pericolo che correva lavorando in quel laboratorio non poteva ribellarsi senza compromettere la propria possibilità di carriera.
spero d esserci..anche se la vedo dura!mal che vada m farai sapere, vero?
cmq nn capisco xchè si facciano dibattiti ai benedettini e non alla cittadella..nn vorrei che "il caso farmacia" venga appunto usato come " caso" x parlare d altro.
cmq nn capisco xchè si facciano dibattiti ai benedettini e non alla cittadella..nn vorrei che "il caso farmacia" venga appunto usato come " caso" x parlare d altro.